
Il 21 e 22 ottobre si è svolto a Parma il Convegno Nazionale “Percorsi di innovazione nelle cure primarie”. L’evento è stato promosso dalla Regione Emilia Romagna e dall’Azienda Usl di Parma e ha coinvolto opinion leader, rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali, docenti italiani e stranieri e delegati delle diverse professionalità che operano nel territorio.
Il Convegno, organizzato in una sessione plenaria, dedicata agli interventi istituzionali, e in sessioni parallele riservate alla presentazione di esperienze e progetti realizzati dalle diverse aziende sanitarie, ha rappresentato un momento di riflessione ed approfondimento sul tema della riorganizzazione della assistenza territoriale in un momento in cui Ministero della Salute e Regioni si stanno ponendo concretamente il problema di come ridefinire il settore allo scopo di dare decisivo impulso all’Assistenza Primaria su tutto il territorio nazionale.
I lavori si inseriscono, del resto, nel più ampio dibattito, di carattere nazionale ed internazionale, che come GISAP abbiamo più volte approfondito, e come la letteratura ha ampiamente dimostrato, riguardante la necessità di una piena realizzazione della Assistenza Primaria, riconosciuta ormai come indifferibile per motivi demografici, epidemiologici, di sostenibilità economica.
Non sono mancati i riferimenti ad esperienze internazionali grazie all’intervento del rappresentante del Ministero della Salute spagnolo, Dedeu Baraldes, sulla realizzazione delle Case della Salute in Catalogna e del Prof. Rod Sheaff, della School of Social Science and Social Work dell’Università di Plymouth, che ha tracciato il percorso sulle innovazioni organizzative introdotte nel NHS.
Dunque un confronto con due realtà straniere che, per diversi motivi, hanno aspetti comuni con il nostro Paese:
- la Spagna, realtà dal regionalismo spinto, più dell’Italia, che ha ideato e realizzato numerose Case della Salute;
- la Gran Bretagna, sistema Beveridge come quello italiano, ma con orientamento più spiccato, specie recentemente, verso il centralismo, che riconosce il ruolo di gatekeeper al General Practitioner.
Nel NHS, ha ricordato Sheaff, “è in atto una fase di cambiamento strutturale cronico”, con cadenza quasi biennale dal 1997 in poi (per approfondimenti vedi anche NL 4/2011), ma ormai da anni l’associazionismo medico e l’integrazione con le altre professionalità rappresenta una realtà consolidata: l’80% dei General Practitioner lavora in associazione e in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali e con il personale amministrativo.
E’ interessante sottolineare che se in Italia si dibatte attualmente sul riconoscimento dell’autonomia e della responsabilità professionale dei diversi operatori sanitari, ed in particolare degli infermieri, nel Regno Unito, ricordava Sheaff, esistono ambulatori gestiti da infermieri generalisti che sono committenti dei medici, i quali sono appunto ingaggiati e salariati dall’infermiere.
Ma perché l’Emilia Romagna, o meglio perché proprio questa Regione ha sentito l’esigenza di organizzare un convegno sulla necessità di sviluppo della Assistenza Primaria e per due giorni si è trasformata nel “pensatoio” della riorganizzazione dell’assistenza territoriale attirando l’attenzione delle istituzioni e della stampa?
Sappiamo che alle Regioni compete l’organizzazione dell’erogazione della assistenza nel territorio di propria competenza. La Regione Emilia Romagna nell’ultimo anno e mezzo, dalla delibera 209 del 2010, ha iniziato, non senza difficoltà legate soprattutto al finanziamento e all’integrazione vera tra le diverse professionalità, il percorso di riprogettazione del territorio, realizzando (vedi il report 2011 della Regione presentato in occasione del Convegno e pubblicato in questo numero) 41 Case della Salute sulle 102 previste. Dunque qui, come in altre realtà del centro nord, il percorso sembra tracciato, ma, è stato affermato, resta l’esigenza di confrontarsi per migliorarsi.
Quali sono in conclusione i messaggi che il Convegno di Parma ci consegna:
- la consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti che la realizzazione dell’Assistenza Primaria e la riorganizzazione del territorio non è più procrastinabile. Questa passa soprattutto da una effettiva integrazione delle diverse professionalità.
- Le diverse esperienze organizzative presentate nell’ambito delle sessioni parallele, dimostrano, se ancora necessario, una estrema differenzazione tra le Regioni e all’interno delle stesse, sia in termini di progettualità che di risultati ottenuti.
- Resta alto e vivo l’interrogativo e la preoccupazione rispetto alle risorse economiche. Se, come evidenziato da più parti ed in particolare sottolineato dal Prof. Taroni, come conseguenza delle manovre economiche del 2011, il Fondo Sanitario Nazionale aumenterà nel prossimo triennio solo dell’1%, come verrà finanziata l’attesa riorganizzazione della Assistenza Primaria?
Mina Le Rose
